La colonna vertebrale presenta delle curvature fisiologiche a livello cervicale, dorsale e lombare aventi lo scopo di sostenere e ammortizzare il carico della testa e del torace, degli eventuali sovraccarichi esterni e da quelli provenienti dall’impatto dei piedi col suolo.

La colonna vertebrale protegge anche il midollo spinale che si estende dalla base del cervello fino alle vertebre lombari (canale midollare) e dal quale si diramano i fasci nervosi che raggiungono gli organi e le varie regioni del corpo.

Ogni vertebra è collegata con l’altra grazie al disco intervertebrale, morbido all’interno e duro all’esterno.

Il disco costituisce con le vertebre a cui è collegato una vera e propria articolazione, agendo anche come cuscinetto ammortizzatore.

Le vertebre cervicali presentano una curvatura verso avanti (lordosi) e hanno come caratteristica principale una notevole mobilità in tutti i sensi. Sono quelle che subiscono maggiormente i carichi statici e dinamici del capo.

Le vertebre dorsali (o toraciche) si articolano con le costole del torace. Presentano una curvatura verso dietro (cifosi) e consentono, in maniera meno accentuata a causa della inserzione delle costole, gli stessi movimenti delle vertebre cervicali.

Le vertebre lombari presentano una curvatura verso avanti (lordosi) e consentono principalmente movimenti di flessione e di estensione. Sono quelle che sopportano tutto il carico statico e dinamico della parte superiore del corpo (torace, arti e capo).

Le vertebre sacrali sono cinque, fuse in un unico osso chiamato sacro, uniscono superiormente il bacino. Terminano con le quattro vertebre coccigee.

I muscoli ed i legamenti tengono unite le vertebre e permettono alla colonna di mantenere costantemente la posizione eretta.

Malgrado una vertebra sia strutturata in modo tale da sopportare pressioni anche dell’ordine di 1000 kg, una percentuale altissima di persone accusa periodicamente stati dolorosi localizzati nelle regioni posteriori del busto.

Il “mal di schiena” colpisce circa l’80% degli adulti ma solo nel 20% dei casi deriva da vere e proprie patologie vertebrali (deformità congenite, anomalie strutturali, infiammazioni degenerative, intolleranze alimentari, ecc.).

 

LE CAUSE DEL DOLORE CERVICALE, DORSALE E LOMBARE SONO DOVUTE GENERALMENTE A:

– atteggiamenti posturali non corretti protratti per lungo tempo;

(attività professionale, guida auto, televisione, lettura, ecc…)

– movimenti del corpo ed esercizi eseguiti in maniera non corretta;

– eccessiva tensione muscolare derivante da stress fisico e psicologico;

(lo stress fa assumere atteggiamenti contratti a varie regioni del corpo)

– scadente tono muscolare (addominale, lombare e dorsale);

(il sedentarismo provoca perdita di forza muscolare)

– sovrappeso

(l’eccesso di peso corporeo imprime un carico ulteriore sulle vertebre e sulle articolazioni)

 

Se la colonna è allineata verticalmente nel rispetto delle sue curve, un peso determina una compressione del disco all’incirca uguale su tutte le sue parti, condizione ottimale per la sua azione di ammortizzatore. In queste circostanze il disco può sopportare senza danni carichi rilevanti, come si evidenzia tra le popolazioni che portano pesi sulla testa e non soffrono di mal di schiena.

Se si flette un tratto della colonna (ad esempio in avanti), il carico viene ripartito in modo diseguale.

Valutiamo questo carico sul disco lombo-sacrale più basso (L5/S1):

il peso della parte del corpo soprastante non cade sulla verticale di L5/S1, ma davanti.

Quanto più la distanza del carico aumenta, tanto più aumentano le pressioni sul disco fino a diventare molto rilevanti. Se poi allontaniamo da noi le braccia, arriveremo ad avere un carico pari a mezza tonnellata e più.

Se si fa un movimento con rapidità, ad esempio con rimbalzi continui in avanti, l’energia cinetica così accumulata moltiplica il valore del peso.

In queste situazioni la fragilità del disco è massima.

Proprio in questi casi bisognerà cercare di ridurre le distanze per ottenere una ridistribuzione dei carichi con un lavoro muscolare di mantenimento (cioè una contrazione muscolare opposta all’inclinazione, che limiterà l’ampiezza di movimento).

Peraltro questo lavoro muscolare sovente non avviene; questo è quanto succede quando lasciamo che la nostra colonna “si accasci su se stessa” per lunghi momenti su poltrone soffici, sui sedili delle vetture od in posizione seduta rilassata nella ricerca di riposo muscolare (che ignoriamo come venga pagato in termini di fatica discale).

QUINDI LA POSTURA, IL TIPO DI MOVIMENTI E LO STATO DELLA MUSCOLATURA SONO DI IMPORTANZA FONDAMENTALE NEL PREVENIRE CONTRATTURE MUSCOLARI E DOLORI MUSCOLARI E ARTICOLARI DI VARIA NATURA.

 

ESERCIZI DECOMPRESSIONE DISCALE PER PREVENIRE E ALLEVIARE TRAUMI ALLA COLONNA

stretching colonna
Supini, con la schiena ben aderente al suolo, si raccolgono lentamente le gambe e si awicinano le ginocchia al petto ESPIRANDO.
INSPIRANDO si allontanano.

NOTE: espirare svuotando la pancia e mantenere le spalle lontane dalle orecchie.

 

stretching dorsali

In ginocchio, si appoggiano i glutei sui talloni e la fronte per terra.

Le braccia si possono tenere o come mostrato nella figura o lungo il corpo con il dorso appoggiato al suolo.

Mantenere la posizione per 5 respirazioni lente.

Inspirando si gonfia la pancia ed espirando si svuota completamente.

stretching dei glutei

 

STRETCHING DEL GLUTEO

 

Con la schiena aderente al suolo, accavallo la gamba destra sulla sinistra, lasciando lo spazio per afferrare con entrambe le mani la coscia sinistra come mostrato nella figura.

Rimango 5 respiri profondi, rilassando il gluteo destro. Poi ripeto con l’altra gamba.

 

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